Ancora affascinato dalle bellezze salvadoregne, dopo circa una settimana la quinta edizione del congresso internazionale della Vis in Messico ci chiamava.
Questo congresso, organizzato dalla Vis Foundation, che si svolge ogni anno a Città del Messico riunisce i dirigenti delle varie ONG presenti sul territorio messicano i quali prendono parte a numerose conferenze nell’arco di tre giorni. Quest’anno il tema è stato il rafforzamento e l’accrescimento istituzionale. Si sono occupati di tutta l’organizzazione Mayte (direttrice di Vis Messico) e Jaime (presidente di Vis Messico) e il risultato è stato più che soddisfacente.
A Città del Messico si sono recati molti relatori di diverse le nazionalità (colombiani, spagnoli, messicani) e hanno affrontato vari temi, dal come agire nella raccolta fondi al come aumentare la propensione al team-working. In generale il convegno è stato, a mio parere, molto interessante e ha toccato non solo tematiche strettamente legate allo sviluppo delle Ong ma anche inerenti alla crescita personale; è necessario infatti che i volontari vengano formati non solo per quanto concerne il loro lavoro ma anche la loro persona.
Oltre al convegno, fondamentali sono state le riunioni con lo staff di Vis Messico. Qui oltre ad aver preso dei risultati ottenuti nel paese durante l’anno precedente si è aggiornato lo staff in merito alle linee da seguire per l’anno successivo e sulle innovazioni all’interno della Fondazione.
Dopo alcuni giorni a Città del Messico, svariate riunioni e il congresso, ci siamo spostati verso il nord messicano, a Monterrey. Questa è la città più sviluppata dell’intera nazione, sembra di trovarsi in una metropoli statunitense, ed effettivamente Monterrey dista poche ore in auto dal confine americano e da San Antonio, in Texas.

Ma perché andare in una grande metropoli se la fondazione cerca di aiutare i più poveri?
Perché come in ogni grande città sviluppata che si rispetti ha una periferia in degrado in mano alle bande e controllata da malavitosi messicani.
Qui a Monterrey ci ha ospitato la famiglia di Santiago, un ragazzo che durante l’estate del 2019 è partito con la Onlus VIDA (il braccio operativo di VIS in India) direzione Calcutta per partecipare alle missioni umanitarie che ogni anno la fondazione organizza.
Questo ragazzo aveva visto molta povertà e al contempo si era domandato cosa poteva fare nel quotidiano per provare ad aiutare i più bisognosi. Ecco che ha scoperto che a circa 30 minuti da casa sua nella periferia di Monterrey appunto, un centro gestito da suore e volontarie si occupava di togliere bambini e ragazzi dalla strada per provare a far sì che abbiano una vita normale e un futuro più luminoso.

Proprio qui interviene la Vis; Santiago infatti farà da rappresentante della Vis Foundation in Monterrey e creerà un team di ragazzi che insieme a lui presteranno servizi di volontariato al centro settimanalmente.
In aggiunta la Vis Foundation aiuterà economicamente il centro provando a fornire un supporto costante nel pagamento delle spese di manutenzione e nell’acquisto dei materiali.
Per suggellare questo accordo ci siamo recato con Santiago all’interno del centro, lo abbiamo visitato e abbiamo avuto una riunione con le responsabili.
Il centro vanta numerose strutture, spazi, aule adibite a laboratori di ballo, di musica, di disegno, ma anche a doposcuola. È pieno di materiale e ricco di attività, ma da quando lo stato non offre più fondi è sempre più difficile mantenere un centro di quelle dimensioni.

La riunione con lo staff è stata un successo; abbiamo ricevuto la massima disponibilità da parte del centro nell’accoglierci e in generale il clima che si respirava era molto fiducioso e speranzoso in una lunga e prospera collaborazione.
Alla fine della nostra esperienza a Monterrey, dopo un giorno di riposo presso la laguna di “presa la Boca”, abbiamo salutato tutta la famiglia di Santiago e ci siamo spostati un’altra volta a Città del Messico; qui ci siamo preparati all’abbandono della tequila, dei tacos, dei burritos e dei tamales, per buttarci a capofitto sulla caipirinha, e le churrascherie brasiliane!

Grazie a tutti e al prossimo articolo.
Nicola Lorusso

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